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Se cerchiamo sul dizionario la parola leadership, che deriva dal verbo inglese to lead (condurre), troviamo che leadership è “una funzione e attività di guida, sia con riferimento a individui o organi collegiali in quanto dirigano un gruppo o un’impresa, sia, in senso politico sociale, con riferimento a un partito o a uno stato”.

Da questa definizione però non è ben chiara la differenza che in realtà si ha tra leader e capo, leadership e management, parole che spesso e volentieri vengono inter-scambiate tra loro nei contesti sbagliati. Qual è quindi la sottile linea che distingue i due termini?

Se dovessi spiegare in breve la differenza tra i due, di sicuro farei riferimento ad un’immagine che mi capitò sotto mano qualche tempo fa. Dall’immagine si vede che sostanzialmente, un leader è colui che conduce il gruppo, mettendosi al pari degli altri e agendo in prima linea per dare l’esempio con istinto innato. Capo è invece colui che è bravo a dirigere i lavori, ma che si mette su un piano diverso dal suo gruppo e preferisce dare ordini da far eseguire agli altri piuttosto che essere al centro dell’azione in prima persona.

Credo che questa immagine sia la sintesi perfetta della differenza tra i due termini; tuttavia, ci sono alcuni tratti particolari che fanno di un individuo un leader, sia nel campo lavorativo, che sportivo, o nella vita in generale.

I leader sono quelle persone che hanno una visione ben chiara e definita, capace di ispirare gli altri verso il compimento di un goal o di un’azione. Hanno la capacità di motivare le persone, fargli capire i loro punti di forza e condurli per la giusta direzione, senza aver paura di metterne in luce i talenti ed esserne oscurati, anzi… l’opposto! Un leader è un campione nel delegare. Sa che non può fare tutto da solo e che ci sono persone più competenti di lui nei vari ambiti, poiché per ottenere il successo è essenziale mantenere il focus sulle proprie aree di competenza e agire in sinergia come team. Il lavoro di squadra è la sua forza!

Un leader viene generalmente rispettato e amato dal proprio gruppo, a differenza di un capo, che può essere bravo nel far eseguire gli ordini ma che non sempre riesce poi a far parlare bene di sé tra il gruppo. Per chiedere ad altri di eseguire dei compiti, bisogna innanzitutto avere la credibilità necessaria, e le competenze per sapere di cosa si stia realmente parlando. Troppe volte ci sono capi che sono bravi a dar ordini ma non hanno la minima idea di come svolgere personalmente l’incarico. Solo quando si trasmette sicurezza e competenza si può pretendere rispetto in cambio. Come si può voler insegnare qualcosa a qualcuno quando non si ha l’esperienza necessaria per farlo?

Leader sono quelle persone che hanno uno spiccato talento naturale per vedere le cose con ottimismo e passione, e un carisma innato per spingere gli altri a fare volentieri e con impegno, senza arrendersi davanti alle difficoltà. Sono problem solver, capaci di trasmettere sicurezza e stabilità al gruppo. Leader sono quelle persone a cui i membri del team si rivolgono quando c’è un problema, perché sanno di potervi trovare una soluzione. Tuttavia è’ importante notare che non sempre questa persona a cui tutti si rivolgono e la figura a capo del team coincidono.

Leadership significa non avere paura di prendersi carico delle proprie responsabilità, mettere la propria faccia davanti al gruppo, non solo quando c’è da prendersi i meriti per i risultati, ma anche quando c’è da assumersi la causa di errori e passi falsi. Leadership significa ascoltare, essere di mente aperta e rimanere sempre umili, poiché non si finisce mai di imparare, anche da chi apparentemente è in una posizione inferiore alla propria.

Un leader deve inoltre essere un gran comunicatore, e agire in trasparenza, creando una cultura di gruppo dove gli obiettivi e i modi siano chiari a tutti sin dall’inizio. Un leader sa creare il senso di appartenenza e si prende cura di quelli intorno a lui. Sono i piccoli gesti con cui cerca di andare incontro ai bisogni degli altri che lo differenziano. Grande esempio sono gli shachou giapponesi (capo, presidente di una compagnia*), che oltre ad essere direttori delle aziende sono anche secondi padri per i propri dipendenti, curandosi delle rispettive famiglie, prendendo parte ai problemi di tutti ed essendo presente come figura stabile e di appoggio in caso di bisogno, non solo in ambito puramente lavorativo.

Ma il senso di appartenenza può anche essere creato da piccoli gesti, come regalare qualcosa a un proprio collega che si è distinto, o lasciare qualche ora di permesso a una madre che deve andare a prendere il figlio a scuola, senza che questa debba chiederlo. Sicuramente la persona sarà poi più propensa a impegnarsi per la compagnia o a fare qualche ora di straordinario nel momento del bisogno. Essere generosi non è mai un difetto!

Leadership significa essere giusti e coerenti, non avendo comportamenti differenziati tra i membri del gruppo. Bisogna saper essere duri quando serve e prendere provvedimenti senza fare favoritismi. Se si ha un rapporto genuino col gruppo, nessuno opporrà resistenza alle decisioni prese, poiché sarà chiaro sin dall’inizio che sarà solo per il bene collettivo.

Ma leader quindi, è una cosa che si nasce o si diventa?

Questa è una domanda da 1000 punti a cui è difficile rispondere, tuttavia è indiscutibile che ci siano alcune caratteristiche innate che distinguono un leader, e altre che chiunque può allenarsi ad usare per imparare a migliorare sé stessi. La crescita personale è sempre possibile, e c’è sempre un margine di miglioramento che può fare la differenza tra l’essere un leader o essere semplicemente un capo. Non a caso esistono influencers e corsi appositi per sviluppare tali capacità, che spesso non si sa nemmeno di avere, poiché giacciono latenti nella nostra personalità.

La cosa più importante da ricordare però, e che bisogna sempre essere sé stessi e seguire il proprio istinto senza fingere di essere quello che non si è. Chi ci circonda capisce facilmente quando non siamo autentici, e non potremmo mai avere credibilità come leader se prima di tutto non siamo veri nel porci verso gli altri. Mettere una maschera e fingere di avere competenze che non si hanno, o di essere chi non si è, non ha nessuna utilità.

Leader si nasce o si diventa?

Impossibile rispondere con certezza. Quel che è certo però, è che a essere sé stessi non si sbaglia mai, e che a migliorarsi come persona e professionista è al giorno d’oggi una priorità.

 

Sta solo a te decidere di fare la prima mossa verso il cambiamento e una nuova realtà… non rimandare a domani, inizia oggi! Il tuo destino è nelle tue mani.

 

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Tania Biral

Tania Biral

La ragazza con la valigia. Sono Tania, amante dei viaggi e di tutto ciò che riguarda il mondo della creatività e dell’imprenditorialità. Spesso vengo definita la “business woman” del gruppo.